
Marjane Satrapi, autrice di fumetti, scrittrice e regista franco iraniana, è morta lo scorso 4 Giugno a Parigi. Nei Tg nostrani se n’è parlato poco o niente e fa abbastanza specie che nessuna rete abbia sentito l’esigenza di programmare, in prima serata, quel gioiello che è “Persepolis”, soprattutto in questi tempi di rinnovata sensibilità verso il femminile, le questioni medio-orientali e l’Iran. La Satrapi, probabilmente, era vittima anche di un malinteso culturale, esattamente come la piccola Marji protagonista del suo capolavoro di animazione. Troppo ribelle per la repubblica islamica del 1979, troppo “iraniana” per essere occidentale, troppo colta per essere “popolare” e troppo schietta per essere “raffinata”.
Forse era veramente troppo la Satrapi ma in senso positivo. Perché dal “troppo” prendeva comunque “qualcosa”, diventando una voce liminale, sospesa fra due fronti culturali e sociali apparentemente inconciliabili. Un’identità ibrida la sua, sicuramente modellata dalla classe sociale d’appartenenza (la borghesia) e da una spinta familiare positiva verso la lettura, la politica progressista e…il Punk!
La Satrapi è stata autenticamente punk, ribelle e anticonformista anche quando è stata accolta fra le braccia della colta borghesia francese. E proprio come la piccola Marji che ascoltava i Bee Gees, Michael Jackson e gli Iron Maiden con indosso la maglietta dei Sex Pistols, la sua personalità multicolore esondava dalle geometrie cariche e minimaliste della sua stessa graphic-novel.
Marjane Satrapi è morta prematuramente a 56 anni. E’ morta di crepacuore, stroncata dal dolore emotivo per la perdita del marito scomparso un anno prima. Non si tratta di un’invenzione giornalistica o di un’esagerazione nella versione fornita dai familiari. E’ morta, semplicemente, di dolore.
Anche in questo è riuscita ad essere autenticamente “punk”…
Testo e disegno di Andrea Lupo



























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