Tributo a WILLIAM HURT

 

Disegno di ANDREA LUPO

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“C’è un soffio di vita soltanto” e la straordinaria testimonianza di Lucy Salani

Da tempo la politica italiana ha cessato di essere specchio (anche deforme) del paese per ridursi più miseramente a uno sterile specchio di sé stessa. Non più il riflesso della società fuori ma l’immagine imprigionata dentro, palindromi istituzionali bloccati in uno stallo che non manifesta segni di vera progressione (o progressismo). Bello sarebbe stato poter definire autorevolmente i nostri parlamentari come i “delegati” degli elettori, destinatari di un mandato popolare “in bianco”. Figure alte incaricate di essere fotografia reale del paese e altresì figure “altre” capaci di traghettarlo al di là di quelle colonne d’Ercole ideologiche che lo imprigionano. Ci si era quasi riusciti a Novembre 2020 quando il DDL Zan era stato approvato a maggioranza dalla Camera...

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Omaggio a MONICA VITTI. ATTRICE, DONNA, ICONA.

Nessuna parola stavolta.

Solo un disegno.

E tanto amore da parte di tutti noi.

Ciao Monica

Disegno di Andrea Lupo

 

 

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Omaggio a Sidney Poitier

Nel magnifico ma poco noto “Sei gradi di separazione” di Fred Schepisi, tratto dall’omonima pièce di John Guare, un giovane e bravissimo Will Smith interpreta il ruolo di un truffatore che si introduce nella vita di una coppia dell’upper class newyorkese colta e (inconsapevolmente?) snob, sconvolgendone “colore e struttura” come in un affresco di Kandinskij (e l’astrattismo nel film non è citato a caso). L’opera teatrale e il successivo adattamento cinematografico traggono spunto da un fatto di cronaca che vide protagonista negli anni ’80 un giovane afroamericano capace di raggirare parecchie famiglie alto borghesi spacciandosi come il figlio di Sidney Poitier...

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Un omaggio illustrato per Lina Wertmuller

“Travolta dall’insolito destino” di essere stata una grande autrice (in mezzo a tanti, semplici registi) se ne va a 93 anni la magnifica Lina Wertmuller, “sazia come un commensale” come amava dire attraverso la sua più famosa frase-testamento.

Alla tavola dei (tanti) vizi e delle (rare) virtù italiane che ha imbandito al cinema durante la sua carriera siamo stati invitati tutti.  E ad oggi non siamo sazi di vedere, tra le risate, come siamo fatti (male).

                                                                                          Grazie Lina!

Disegno di Andrea Lupo

 

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Ultima notte a Soho

Just listen to the music of the traffic in the city, linger on the sidewalk where the neon signs are pretty
How can you lose? The lights are much brighter there. You can forget all your troubles, forget all
your cares So go downtown…

(“Ascolta soltanto la musica del traffico della città, soffermati sul marciapiede dove le insegne al neon sono belle. Come le puoi perdere? Le luci là sono più brillanti. Puoi dimenticare i tuoi guai, dimenticare  tutte le preoccupazioni. Quindi vai in centro…”)

La voce di Petula Clark nella hit “Downtown” lo diceva chiaramente in quei favolosi ’60: il sogno alberga nelle grandi città, il rumore del traffico è musica e le luci (rigorosamente neon) fanno dimenticare le preoccupazioni. E’ la City, bellezza ed è lì soltanto per te...

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The Last Duel, la donna vince fra i duellanti

C’è qualcosa di cinematograficamente avventuroso ed entusiasmante nella carriera di Ridley Scott (27 lungometraggi lungo i suoi 44 anni di attività, praticamente un film ogni anno e mezzo), giunto alla soglia degli 84 con una voglia ancora inesausta di filmare e soprattutto di esplorare nuovi generi (a Venezia 78 ha dichiarato che nel suo programma sono previsti almeno un western e un musical). Avventuroso si diceva anche perché quella carriera è stata battezzata proprio dal duello-ossessione fra i due ufficiali napoleonici narrato nel seminale “I duellanti”, pellicola tratta da un racconto di Conrad e diventata negli anni l’archetipo cinematografico del concetto stesso di sfida su grande schermo...

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Omaggio a Jean-Paul Belmondo

Siamo tutti morti in licenza” Lenine

Addio a Jean-Paul Belmondo icona della Nouvelle Vague e volto “canaglia” del cinema francese.

 

Disegno di Andrea Lupo

 

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Omaggio a Gianfranco D’Angelo, “tenerone” della comicità

Se è vero che il mondo finisce non con un boato ma con un lamento, allora un comico non vorrà mai essere salutato per l’ultima volta con un singhiozzo ma con un sorriso.

Ed è con il sorriso raggiante e insieme surreale del “Tenerone” che saluto Gianfranco D’Angelo, omaggiandolo nei panni di quel “coccoloso”, ingombrante personaggio capace di farsi amare dai bambini per l’esagerata timidezza e di far ugualmente innervosire (divertendoli) gli adulti col suo squillante falsetto (“Che emozioneee!”).

Del resto quel bizzarro incrocio fra un coniglio gigante e lo zucchero filato esprime perfettamente l’essenza di un attore che sapeva pizzicare tutte le corde del comico, imponendosi su ogni palcoscenico tanto attraverso il corpo che con le improbabili parrucche femminili e, ovviamente, anche ...

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Hola Raffaella! E grazie di cuore…

Il mio saluto alla regina delle showgirl non è fatto di lacrime, matite e colori ma di gioia, velluti e lustrini. Perchè a questa incredibile, spumeggiante artista del nostro secolo gli angoli bui della vita non piacevano. Si nutriva delle luci degli spettacoli e faceva vivere il pubblico della sua instancabile, coloratissima e musicale “favolosità”. Ha tirato un sipario discreto sul suo dramma lasciando che gli altri continuassero a divertirsi alla “fiesta”. E’ un testamento felice quello che lascia, fatto di arcobaleni, abbracci e inviti a far l’amore “con chi vuoi tu”. Ed è stato un capitolo autentico della nostra televisione, in quel tempo irripetibile in cui la vita voleva somigliare a quella oltre lo schermo, senza i tempi morti e gli angoli bui. Hola Raffaella e grazie di tutto...

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