Semplicemente Ornella!

Ornella Vanoni ci ha lasciati. O forse no. Lo scorso 21 novembre, a 91 anni, la “Signora della canzone” è scomparsa, dopo una carriera enorme, versatile, rara. Sulla carriera musicale non occorre dire nulla. Bastano le canzoni e la sua voce calda e densissima, quasi uno strumento musicale a sè. Lo stesso vale per la tv, in cui non è mai stata una “conduttrice” nel vero senso della parola, anche se, non appena appariva in scena, a condurre inevitabilmente era sempre lei e non ce n’era per nessuno.

Ironica, iconica, libera, spudoratamente libera. Perfino virale e “social”. Anzi socialmente sfacciata, ma anche, inaspettatamente, “sofisticata” durante certe improvvise esplosioni di turpiloquio e verità...

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La Dee…Diane!

 “La dee da, La dee da…”A chi conosce bene il capolavoro di Woody Allen bastano queste tre parole “nonsense” per evocare subito Annie Hall, l’iconico personaggio che ha reso (giustamente) DIANE KEATON l’attrice immortale che tutti noi piangiamo. L’adorabile Annie, nervosa e impacciata durante il primo incontro con Alvy Singer, le usa per mascherare l’imbarazzo e riempire il silenzio dell’approccio con “qualcosa”. E quel qualcosa, nella sua eccentrica musicalità, non diventa solo una battuta storica ma si fa subito stile, essenza, sineddoche perfetta di un personaggio e di una nuova, inaspettata femminilità. Una rivoluzione femminista al ritmo di tre sillabe che porta su schermo un altro modo di essere donna: libera, gioiosamente svagata, disarmante.

E autentica...

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Esseri umani che hanno reso il mondo migliore: Jane Goodall.

Il volto di Jane Goodall non è, ovviamente, quello di una star cinematografica.

Celebrarla su questa pagina tuttavia è quasi un obbligo non soltanto perchè la sua storia è stata raccontata in numerosi documentari e film tra i quali il pionieristico “Miss Goodall and the Wild Chimpanzees” (1963, si può trovare su YouTube), e il più recente “Jane”, che esplora il suo lavoro e il legame con le altre grandi primatologhe come Birutė Galdikas e Dian Fossey, ma soprattutto perchè la celebre etologa ed antropologa britannica, è stata la scienziata che più di ogni altra è riuscita a rivoluzionare il modo di osservare il regno animale, restituendo ai cani (i primi da lei studiati ed osservati) ma soprattutto agli scimpanzé una dignità sociale e culturale del tutto inedita...

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Addio, nobile e fiera Angelica…

La sequenza in cui Angelica Sedara fa il suo ingresso al ballo ne “Il Gattopardo” di Luchino Visconti non fu la prima apparizione al cinema di Claudia Cardinale ma di certo ne rappresentò il momento più emblematico. All’interno di un un quadro storico che sembra prendere vita, la Cardinale incarnò con grazia e magnetismo tutta la bellezza prorompente e l’ambizione sociale di una Sicilia in mutazione (e al tempo stesso inesorabilmente immobile). Le epoche cambiano, il futuro avanza e il potere si sposta, ma quel fascino, fiero, sensuale e consapevole, resta.

Se l’ ingresso al ballo rimane una delle scene più memorabili del cinema italiano non lo dobbiamo soltanto al talento visivo di Luchino Visconti, capace di cesellare con perfezionismo pittorico ogni singolo dettaglio (perf...

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Omaggio a Robert Redford, mitico Sundance Kid…

Mezzo secolo di cinema americano attraversato con fascino, grinta, invidiabile capacità produttiva e un forte spirito democratico. Bello Robert Redford lo era nel senso vero del termine e non solo per quelle caratteristiche che lo rendevano un irresistibile uomo da “copertina”. Attore e cineasta completo e complesso (l’Oscar lo sfiorò come protagonista per “La stangata” ma lo vinse come regista per il bellissimo “Gente Comune“, seminale psicodramma su tutte le incomunicabilità familiari di ieri e oggi), una grande coscienza sociale e civile (non impegni patinati ma vere cause a sostegno di ambiente e diritti civili) e la fondazione, in pieno deserto dello Utah, di quell’oasi del cinema indipendente che era il Sundance Institute (da cui l’omonimo Sundance Film Festival), laboratorio cre...

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Carlo Rambaldi: fra fantascienza e realtà c’è un cuore pulsante cinema

Era un caldissimo sabato quel 23 luglio di vent’anni fa, quando la città di Catania visse ufficialmente il suo primo “incontro ravvicinato” del terzo tipo con creature provenienti da universi lontani. Base d’atterraggio il Teatro Metropolitan. Nome dell’evento la mostra “Ufo – Are we alone?”. Guida e cerimoniere di quel memorabile viaggio interstellare nientemeno che Carlo Rambaldi, genio visionario tre volte premio Oscar e padre di icone cinematografiche immortali come E.T. e Alien. I mondi erano stati appena sconvolti dalle uniche guerre concepibili (all’epoca) dal grande pubblico, quelle su schermo (War of the worlds), e a filmarle quell’estate c’era, curiosamente, lo stesso Steven Spielberg che con Rambaldi aveva condiviso a inizio carriera due fra i più bei manifes...

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Omaggio a Lea Massari, l’eleganza italiana nel cinema europeo

Omaggio “tardivo” alla magnifica LEA MASSARI. Attrice magnetica e anticonvenzionale, incantò con Michelangelo Antonioni ne L’avventura e commosse con Dino Risi in Una vita difficile. Sguardo felino e voce calda e roca, ha dato vita e anima a donne complesse, fragili e forti al tempo stesso. Dalla Roma degli anni ’50 ai set francesi (musa di Louis Malle e protagonista del potente e controverso Soffio al cuore) ha scelto ruoli audaci e profondi, senza mai inseguire la fama. Nastri d’Argento (due) e David di Donatello (uno) ne hanno incoronato la bravura ma è stata l’intera sua carriera a lasciare un segno nel cinema d’autore. Un’icona discreta, intensa, irripetibile che è impossibile non omaggiare.

Ciao Lea

Testo e disegno di Andrea Lupo 

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Omaggio a PIPPO BAUDO

Pippo Baudo e il cinema? In pochi lo sanno ma fra gli anni ’60 e ’70, il volto più amato della TV italiana ha fatto le sue incursioni sul grande schermo con film musicali, commedie leggere e apparizioni curiose. Da Zum Zum Zum nº 2 a W le donne, Baudo ha portato (anche) in sala il suo stile da intrattenitore, tra canzonette, gag e atmosfere da varietà del sabato sera. Nessuna, nemmeno breve, apparizione nel cinema d’autore s’intende, ma una falcata lunga quanto le sue gambe (qualcuno lo chiamava “Pennellone” ricordate?) ed una presenza affettuosa in dimenticabili (e dimenticate) pellicole che però, oggi, profumano di costume perduto e nostalgia (nel folle L’esercito più pazzo del mondo lo ritroviamo persino in un contesto demenziale anni ’80, lontanissimo dai suoi eleganti ed ab...

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WEAPONS, più “politico” di quanto si immagini…

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER DELLA TRAMA. NON LEGGERE SE NON SI E’ PRIMA VISTO IL FILM 

Beware of darkness, guardatevi dall’oscurità canta George Harrison nello splendido incipit di “Weapons”, mentre le silhouettes di 17 bambini di Maybrook,  Pennsylvania, abbandonano il proprio letto e iniziano a correre attraverso i viali della placida cittadina, classica provincia americana sonnolenta e frondosa già protagonista di centinaia di incubi cinematografici. Corrono, le braccia protese dietro, i corpi in posa “triangolare”, come obbligati da un istinto irrefrenabile, obbedendo a una sirena che nessuno, eccetto loro, può udire. Sono piccoli droni, weapons, “programmati” per la fuga verso un obiettivo ignoto...

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ARRIVEDERCI MR.BLONDE…

LE IENE piangono il loro Mr.Blonde
Omaggio a MICHAEL MADSEN, prematuramente scomparso a 67 anni.
Il più folle e imprevedibile dei “cani da rapina” non è stato soltanto attore-feticcio per QUENTIN TARANTINO,
ma ha consegnato alla storia del cinema una delle sequenze più feroci e memorabili di sempre.
Impossibile ancora oggi ascoltare “Stuck in the middle with you” senza provare un brivido lungo…l’orecchio!
Disegno di LUPO ANDREA
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