La verità sotto il mascara: addio a TIM CURRY

L’ entrata in scena di Frank‑N‑Furter non è semplicemente uno dei momenti più memorabili ed iconici di “Rocky Horror Picture Show” ma molto di più. E’ il rito di trasfigurazione di un immaginario cinematografico.

Un’ apparizione quasi fiabesca (il mantello è quello della Grimilde disneyana) che sterza prepotentemente sul gotico prima di trasformarsi, su battito di tacchi sfavillanti come canini, in una detonazione queer. Travolgente, indimenticabile.

Era il 1975 quando teatro, rock, fantascienza e cabaret si trovarono a convegno nel medesimo castello per scrivere quel dirompente manifesto musicale e sessuale che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema...

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Omaggio alla più atomica delle bionde: DOLLY PARTON

DOLLY PARTON se n’è andata ieri, lasciando un’eredità luminosa almeno quanto le sue parrucche biondo platino. Svampita come da copione ma strategica ed imprenditoriale come poche: non cedette mai i diritti delle sue 3000 canzoni, neppure a Re Elvis quando le propose di interpretare la celeberrima “I will always love you”.

Eccentrica, autoironica, fintamente ed esageratamente cotonata e, soprattutto, fiera di esserlo ( “Ci vogliono un sacco di soldi per sembrare così economica!”). Una caricatura insomma, acuta, procace e cinguettante. Ma il cinguettio country e melodioso della sua voce era di quelli che non si dimenticano.

Atomica e bionda insieme, era capace di neutralizzare i pregiudizi, “disinnescando” i maschietti troppo impegnati a fissarle il petto con battute al fulmico...

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Addio a SAM NEIL

Nel ruolo del ricco possidente di “Lezioni di piano” SAM NEILL anche come non protagonista, riuscì a dare una prova maiuscola della sua efficacia espressiva e delle sue capacità attoriali. Un personaggio, il suo, solo apparentemente “schiacciato” dalle presenze dominanti di Holly Hunter e Harvey Keitel, ma in realtà perfino più complesso, ambiguo e sfumato dei due protagonisti principali. Alisdair Stewart è un uomo rigido, insicuro, incapace di amare nel modo giusto ma anche profondamente umano nella sua vulnerabilità e che Sam Neill seppe rendere indimenticabile.

Non un autentico “villain” (sebbene si macchi di uno dei gesti più crudeli nei confronti della moglie), ma un antagonista tormentato, costretto anche lui (come la protagonista) a un matrimonio forzato ed incapace di ama...

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DISCLOSURE DAY, la rivelazione e l’illusione per Spielberg

E’ la sequenza di un “falso” (l’incontro di wrestling) ad aprire il film di Spielberg dopo la parola disclosure (rivelazione, divulgazione) del titolo. L’impatto è violento e brutale, come i calci sferrati dal lottatore allo sfidante già atterrato (prospettiva condivisa guarda caso con gli spettatori in sala). Quei colpi sappiamo già essere fasulli, coreografati e “ingannatori”. Non fanno male perché, di fatto, dissimulano il reale. Esattamente come succede nel film. E’ un incipit quasi teorico quello scelto da Steven Spielberg per “Disclosure Day”, un attacco che stordisce e che catapulta con immediatezza dentro la dimensione di una storia che andrà, per tappe quasi “analogiche”, a disvelarsi progressivamente sotto i nostri occhi...

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COMPLEANNI MEMORABILI: OMAGGIO A MEL BROOKS

Se esiste un genere chiamato “parodia dei generi” lo dobbiamo a un padre unico: quel Melvin James Kaminsky nato a Brooklin ben 100 anni fa.

MEL BROOKS per tutti.

Quello che i generi non li ha semplicemente imitati o scimmiottati, ma li ha smantellati fin dentro il midollo, fino alla radice ultima dei clichè, ricostruendoli in forme nuove, proverbiali e pop. E in quelle parodie ha messo veramente di tutto, esasperando le citazioni dai modelli originali (come nel suo capolavoro “Frankenstein Junior”), abbattendo di continuo la quarta parete, osando fare una satira (anche becera) su religione, razzismo, potere che a Hollywood oggi sarebbe pressochè impossibile...

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“Punk is not Dead”. Addio a Marjane Satrapi

Marjane Satrapi, autrice di fumetti, scrittrice e regista franco iraniana, è morta lo scorso 4 Giugno a Parigi. Nei Tg nostrani se n’è parlato poco o niente e fa abbastanza specie che nessuna rete abbia sentito l’esigenza di programmare, in prima serata, quel gioiello che è “Persepolis”, soprattutto in questi tempi di rinnovata sensibilità verso il femminile, le questioni medio-orientali e l’Iran. La Satrapi, probabilmente, era vittima anche di un malinteso culturale, esattamente come la piccola Marji protagonista del suo capolavoro di animazione. Troppo ribelle per la repubblica islamica del 1979, troppo “iraniana” per essere occidentale, troppo colta per essere “popolare” e troppo schietta per essere “raffinata”.
Forse era veramente troppo la Satrapi ma in senso pos...

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Omaggio a Robert Duvall in “Apocalypse Now”

L’Oscar come miglior attore lo vinse solo una volta nella sua carriera (per “Tender Mercies- Un tenero ringraziamento”), ma la sua presenza nel cinema si è imposta in ogni singolo, brevissimo ruolo da lui “abitato”. La potenza granitica di un protagonista celata sotto le fattezze silenti e discrete del caratterista. Questo era Robert Duvall. Figura obliqua e calma in quel di Hollywood fin dagli anni ’60 (l’esordio ne “Il buio oltre la siepe” è ancora oggi toccante e inaspettato), presenza fondamentale nel cinema seminale degli anni ’70 (“THX”, “Il padrino”, “Quinto potere” solo per citare alcuni titoli)...

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Hamnet, nel nome del figlio e del padre

In inglese elisabettiano Hamnet e Hamlet sono nomi omofoni, nomi cioè la cui pronuncia è talmente simile da renderli sovrapponibili fra loro e, conseguentemente, intercambiali. La questione fonetica sui titoli di testa di “Hamnet” predispone subito ai temi della più celebrata fra le tragedie del Bardo: storia di figli (il principe di Danimarca), di fantasmi e della riabilitazione di un nome, quello di un padre nobile monarca, usurpato nel ruolo e infine restituito alla memoria collettiva proprio dal figlio. Il film di Chloe Zaho, così come il romanzo di Maggie O’Farrell da cui è tratto, segue il percorso inverso rispetto alla nota tragedia, e stavolta la riabilitazione, guidata ancora dai fantasmi, è quella operata dal padre “in nome dei figlio”...

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Au Revoir, B.B….

Brigitte Bardot è stata un paradosso nella storia del cinema e del costume. Consacrata negli anni ’60 come simbolo di libertà e sensualità (grazie a Roger Vadim e Jean-Luc Godard), sdoganò il bikini e diede vita allo “scollo alla Bardot”, ridefinendo la femminilità attraverso la sfida (estetica) lanciata alle convenzioni morali e sessuali degli anni ’60. Eppure non era una femminista, si è sempre professata ultracattolica (pur avendo desiderato fortemente l’aborto per il suo unico figlio), e da tempo aveva sposato l’estremismo politico identitario, andando incontro anche ad accuse di razzismo...

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Auguri al mitico Dick Van Dyke !

Gli splendidi, coloratissimi 100 anni di DICK VAN DYKE sono un dono per il cinema. Un dono gentile, luminoso, contagioso, proprio come il suo sorriso imbrattato di fuliggine nel mitico “Mary Poppins“.

Dick (o Bert se preferite) è nato solo due anni dopo la Walt Disney ma è forse già più simbolo lui che il classico castello del logo. Tanti Cam-caminì,, caro spazzacamino! Con te anche altri 100 anni…

Disegno di Andrea Lupo

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