Omaggio a Robert Duvall in “Apocalypse Now”

L’Oscar come miglior attore lo vinse solo una volta nella sua carriera (per “Tender Mercies- Un tenero ringraziamento”), ma la sua presenza nel cinema si è imposta in ogni singolo, brevissimo ruolo da lui “abitato”. La potenza granitica di un protagonista celata sotto le fattezze silenti e discrete del caratterista. Questo era Robert Duvall. Figura obliqua e calma in quel di Hollywood fin dagli anni ’60 (l’esordio ne “Il buio oltre la siepe” è ancora oggi toccante e inaspettato), presenza fondamentale nel cinema seminale degli anni ’70 (“THX”, “Il padrino”, “Quinto potere” solo per citare alcuni titoli)...

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Hamnet, nel nome del figlio e del padre

In inglese elisabettiano Hamnet e Hamlet sono nomi omofoni, nomi cioè la cui pronuncia è talmente simile da renderli sovrapponibili fra loro e, conseguentemente, intercambiali. La questione fonetica sui titoli di testa di “Hamnet” predispone subito ai temi della più celebrata fra le tragedie del Bardo: storia di figli (il principe di Danimarca), di fantasmi e della riabilitazione di un nome, quello di un padre nobile monarca, usurpato nel ruolo e infine restituito alla memoria collettiva proprio dal figlio. Il film di Chloe Zaho, così come il romanzo di Maggie O’Farrell da cui è tratto, segue il percorso inverso rispetto alla nota tragedia, e stavolta la riabilitazione, guidata ancora dai fantasmi, è quella operata dal padre “in nome dei figlio”...

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Au Revoir, B.B….

Brigitte Bardot è stata un paradosso nella storia del cinema e del costume. Consacrata negli anni ’60 come simbolo di libertà e sensualità (grazie a Roger Vadim e Jean-Luc Godard), sdoganò il bikini e diede vita allo “scollo alla Bardot”, ridefinendo la femminilità attraverso la sfida (estetica) lanciata alle convenzioni morali e sessuali degli anni ’60. Eppure non era una femminista, si è sempre professata ultracattolica (pur avendo desiderato fortemente l’aborto per il suo unico figlio), e da tempo aveva sposato l’estremismo politico identitario, andando incontro anche ad accuse di razzismo...

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Auguri al mitico Dick Van Dyke !

Gli splendidi, coloratissimi 100 anni di DICK VAN DYKE sono un dono per il cinema. Un dono gentile, luminoso, contagioso, proprio come il suo sorriso imbrattato di fuliggine nel mitico “Mary Poppins“.

Dick (o Bert se preferite) è nato solo due anni dopo la Walt Disney ma è forse già più simbolo lui che il classico castello del logo. Tanti Cam-caminì,, caro spazzacamino! Con te anche altri 100 anni…

Disegno di Andrea Lupo

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Semplicemente Ornella!

Ornella Vanoni ci ha lasciati. O forse no. Lo scorso 21 novembre, a 91 anni, la “Signora della canzone” è scomparsa, dopo una carriera enorme, versatile, rara. Sulla carriera musicale non occorre dire nulla. Bastano le canzoni e la sua voce calda e densissima, quasi uno strumento musicale a sè. Lo stesso vale per la tv, in cui non è mai stata una “conduttrice” nel vero senso della parola, anche se, non appena appariva in scena, a condurre inevitabilmente era sempre lei e non ce n’era per nessuno.

Ironica, iconica, libera, spudoratamente libera. Perfino virale e “social”. Anzi socialmente sfacciata, ma anche, inaspettatamente, “sofisticata” durante certe improvvise esplosioni di turpiloquio e verità...

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La Dee…Diane!

 “La dee da, La dee da…”A chi conosce bene il capolavoro di Woody Allen bastano queste tre parole “nonsense” per evocare subito Annie Hall, l’iconico personaggio che ha reso (giustamente) DIANE KEATON l’attrice immortale che tutti noi piangiamo. L’adorabile Annie, nervosa e impacciata durante il primo incontro con Alvy Singer, le usa per mascherare l’imbarazzo e riempire il silenzio dell’approccio con “qualcosa”. E quel qualcosa, nella sua eccentrica musicalità, non diventa solo una battuta storica ma si fa subito stile, essenza, sineddoche perfetta di un personaggio e di una nuova, inaspettata femminilità. Una rivoluzione femminista al ritmo di tre sillabe che porta su schermo un altro modo di essere donna: libera, gioiosamente svagata, disarmante.

E autentica...

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Esseri umani che hanno reso il mondo migliore: Jane Goodall.

Il volto di Jane Goodall non è, ovviamente, quello di una star cinematografica.

Celebrarla su questa pagina tuttavia è quasi un obbligo non soltanto perchè la sua storia è stata raccontata in numerosi documentari e film tra i quali il pionieristico “Miss Goodall and the Wild Chimpanzees” (1963, si può trovare su YouTube), e il più recente “Jane”, che esplora il suo lavoro e il legame con le altre grandi primatologhe come Birutė Galdikas e Dian Fossey, ma soprattutto perchè la celebre etologa ed antropologa britannica, è stata la scienziata che più di ogni altra è riuscita a rivoluzionare il modo di osservare il regno animale, restituendo ai cani (i primi da lei studiati ed osservati) ma soprattutto agli scimpanzé una dignità sociale e culturale del tutto inedita...

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Addio, nobile e fiera Angelica…

La sequenza in cui Angelica Sedara fa il suo ingresso al ballo ne “Il Gattopardo” di Luchino Visconti non fu la prima apparizione al cinema di Claudia Cardinale ma di certo ne rappresentò il momento più emblematico. All’interno di un un quadro storico che sembra prendere vita, la Cardinale incarnò con grazia e magnetismo tutta la bellezza prorompente e l’ambizione sociale di una Sicilia in mutazione (e al tempo stesso inesorabilmente immobile). Le epoche cambiano, il futuro avanza e il potere si sposta, ma quel fascino, fiero, sensuale e consapevole, resta.

Se l’ ingresso al ballo rimane una delle scene più memorabili del cinema italiano non lo dobbiamo soltanto al talento visivo di Luchino Visconti, capace di cesellare con perfezionismo pittorico ogni singolo dettaglio (perf...

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Omaggio a Robert Redford, mitico Sundance Kid…

Mezzo secolo di cinema americano attraversato con fascino, grinta, invidiabile capacità produttiva e un forte spirito democratico. Bello Robert Redford lo era nel senso vero del termine e non solo per quelle caratteristiche che lo rendevano un irresistibile uomo da “copertina”. Attore e cineasta completo e complesso (l’Oscar lo sfiorò come protagonista per “La stangata” ma lo vinse come regista per il bellissimo “Gente Comune“, seminale psicodramma su tutte le incomunicabilità familiari di ieri e oggi), una grande coscienza sociale e civile (non impegni patinati ma vere cause a sostegno di ambiente e diritti civili) e la fondazione, in pieno deserto dello Utah, di quell’oasi del cinema indipendente che era il Sundance Institute (da cui l’omonimo Sundance Film Festival), laboratorio cre...

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Carlo Rambaldi: fra fantascienza e realtà c’è un cuore pulsante cinema

Era un caldissimo sabato quel 23 luglio di vent’anni fa, quando la città di Catania visse ufficialmente il suo primo “incontro ravvicinato” del terzo tipo con creature provenienti da universi lontani. Base d’atterraggio il Teatro Metropolitan. Nome dell’evento la mostra “Ufo – Are we alone?”. Guida e cerimoniere di quel memorabile viaggio interstellare nientemeno che Carlo Rambaldi, genio visionario tre volte premio Oscar e padre di icone cinematografiche immortali come E.T. e Alien. I mondi erano stati appena sconvolti dalle uniche guerre concepibili (all’epoca) dal grande pubblico, quelle su schermo (War of the worlds), e a filmarle quell’estate c’era, curiosamente, lo stesso Steven Spielberg che con Rambaldi aveva condiviso a inizio carriera due fra i più bei manifes...

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