Category Recensioni

DISCLOSURE DAY, la rivelazione e l’illusione per Spielberg

E’ la sequenza di un “falso” (l’incontro di wrestling) ad aprire il film di Spielberg dopo la parola disclosure (rivelazione, divulgazione) del titolo. L’impatto è violento e brutale, come i calci sferrati dal lottatore allo sfidante già atterrato (prospettiva condivisa guarda caso con gli spettatori in sala). Quei colpi sappiamo già essere fasulli, coreografati e “ingannatori”. Non fanno male perché, di fatto, dissimulano il reale. Esattamente come succede nel film. E’ un incipit quasi teorico quello scelto da Steven Spielberg per “Disclosure Day”, un attacco che stordisce e che catapulta con immediatezza dentro la dimensione di una storia che andrà, per tappe quasi “analogiche”, a disvelarsi progressivamente sotto i nostri occhi...

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Hamnet, nel nome del figlio e del padre

In inglese elisabettiano Hamnet e Hamlet sono nomi omofoni, nomi cioè la cui pronuncia è talmente simile da renderli sovrapponibili fra loro e, conseguentemente, intercambiali. La questione fonetica sui titoli di testa di “Hamnet” predispone subito ai temi della più celebrata fra le tragedie del Bardo: storia di figli (il principe di Danimarca), di fantasmi e della riabilitazione di un nome, quello di un padre nobile monarca, usurpato nel ruolo e infine restituito alla memoria collettiva proprio dal figlio. Il film di Chloe Zaho, così come il romanzo di Maggie O’Farrell da cui è tratto, segue il percorso inverso rispetto alla nota tragedia, e stavolta la riabilitazione, guidata ancora dai fantasmi, è quella operata dal padre “in nome dei figlio”...

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WEAPONS, più “politico” di quanto si immagini…

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER DELLA TRAMA. NON LEGGERE SE NON SI E’ PRIMA VISTO IL FILM 

Beware of darkness, guardatevi dall’oscurità canta George Harrison nello splendido incipit di “Weapons”, mentre le silhouettes di 17 bambini di Maybrook,  Pennsylvania, abbandonano il proprio letto e iniziano a correre attraverso i viali della placida cittadina, classica provincia americana sonnolenta e frondosa già protagonista di centinaia di incubi cinematografici. Corrono, le braccia protese dietro, i corpi in posa “triangolare”, come obbligati da un istinto irrefrenabile, obbedendo a una sirena che nessuno, eccetto loro, può udire. Sono piccoli droni, weapons, “programmati” per la fuga verso un obiettivo ignoto...

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La stanza accanto, il luogo laico e cinematografico di Pedro

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto…”

La citazione è nota a tutti e, al di là dell’incerta paternità (alcuni la attribuiscono al religioso anglicano Henry Scott Holland, altri al nostro Sant’Agostino), magari non è passata inosservata all’attenzione del cineasta spagnolo durante la genesi di “The room next door”, primo lungometraggio inglese dentro una filmografia tenacemente iberica. Ma Almodovar, dichiaratamente ateo, non può ritrovare in quell’immagine vibrante e fortemente spirituale della “stanza accanto” lo stesso significato rincuorante che vi ravvisa con naturalezza il credente, confortato direttamente dalle parole del defunto che si rivolge a lui ( “perché dovrei essere fuori dai ...

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Longlegs, le bugie hanno le gambe lunghe

AVVERTENZA: CONTIENE SPOILER. NON LEGGERE PRIMA DI AVER VISTO IL FILM.

Si dice, dai tempi di Pinocchio, che le bugie hanno le gambe corte. Perché? Perché non possono correre troppo lontano e prima o poi le verità che nascondono verranno a galla. Però esistono anche bugie con le gambe lunghe, quelle che corrono veloci e si propagano, esattamente come il male che (normalmente) veicolano. “Gambelunghe”, non a caso, è l’allusivo nomignolo del serial killer (un grandioso Nicolas Cage) protagonista del cupissimo quarto film di Osgood Perkins, al secolo figlio di Anthony -Norman- Perkins. “Longlegs” è, a un primo sguardo, un thriller psicotico inzuppato nelle peci dell’horror, con la sua visione esatta e “perpendicolare” di un male vivo e in apparenza assopito fra villette ordinarie...

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“L’origine del Presagio”- Nomen OMEN Femen…

Il diavolo al cinema non fa più paura. A condannarlo a una simile sorte sono stati, solo di recente, i pessimi esiti artistici di titoli come “L’esorcista del Papa” o il dittico di “The Nun”, i cui demoni ipercinetici sembrano essere stati concepiti più per intrattenere adolescenti in astinenza da cinecomics che gli appassionati del genere in cerca di (briciole di) brividi sinceri. Messo all’angolo da jumpscares, scricchiolii di membra (dei riposseduti) e tarantolate camminate su per muri e scale (ahi quanti danni quei minuti recuperati dalla director’s cut de “L’esorcista”…), il diavolo oggi se ne infischia pure di mettere lo zampino sui set, guardandosi bene dall’ inseminarli con quelle morti accidentali “sospette”, capaci, un tempo, di impressionare i faciloni e far v...

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WISH, il classicismo della semplicità

Che cos’è un “classico”? Nell’accezione più semplice e lineare del termine un classico è tutto ciò che è diventato modello, archetipo di bellezza e perfezione cui aspirare (ed ispirarsi), paradigma formale e sostanziale di qualcosa che è nato per durare nel tempo e “permanere” nella memoria.

In senso disneyano il classico animato è nato praticamente subito, in quel lontano (eppure già avanguardistico) 1937 di “Biancaneve e i sette nani”, primo lungometraggio “disegnato” figlio di una visione ed una sperimentazione nuove e, fin da subito, incredibilmente audaci...

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TALK TO ME, la morte secondo la Generazione Z

La morte è qualcosa che non dovremmo temere perché, mentre siamo, la morte non lo è, e quando la morte è, non lo siamo.” (Antonio Machado). 

Il cinema, come medium, non teme la morte perché fonda la sua ragion d’esistere su un meccanismo di ripetizione (e di rinascita) che si consuma tanto nei luoghi (oscuri) della proiezione, che sulla superficie corneale dello spettatore. Il cinema è ciclico e ritornante, dunque già zombie. L’horror al cinema, per sua natura, non può temere la morte e l’adopera sempre come fondamentale meccanismo di seduzione visiva, sia quando ne filma il “compiersi” più esplicito ed efferato (come nello slasher), che nella messinscena del suo “dopo”...

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Omaggio a “La Stranezza” di Roberto Andò, Nastro d’Argento dell’anno

Un film “felice”. E’ questo l’aggettivo che più è ricorso nei discorsi dei premiati durante la serata Evento speciale dei Nastri d’Argento dedicata a La stranezza, ‘Film dell’anno’ 2023. Una festa, quella dedicata al film, dentro l’altra festa, quella che ha chiuso in bellezza la 69.ma edizione del Taormina Film Fest, certificando con lo speciale riconoscimento del sindacato dei Giornalisti il successo del bellissimo film di Roberto Andò. Un film felice si diceva, soprattutto perchè nato sotto una buonissima stella o, più giustamente, sotto una costellazione di magnifici talenti, tutti convergenti verso lo stesso, armonioso risultato...

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Omaggio alle Sirenette di ieri e di oggi

In attesa de “La sirenetta”, nuovo live-action Disney travolto dalle critiche, un disegno col quale dico definitivamente la mia.

Le due Ariel, appartenenti a epoche diverse e rivolte a generazioni differenti, strette in una posa amica che manda idealmente in frantumi tutte le futili polemiche social sull’etnia della sirenetta quale “canone” da rispettare.

A tutti i nostalgici: fatevene una ragione.

Questo live-action è per le bambine e i bambini di oggi.

Voi avete avuto (e avete ancora) il vostro cartone.

Tutte le chiacchiere pertanto possono andare tranquillamente…In fondo al mar…. 

 

Andrea Lupo

 

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