Omaggio a Robert Duvall in “Apocalypse Now”

L’Oscar come miglior attore lo vinse solo una volta nella sua carriera (per “Tender Mercies- Un tenero ringraziamento”), ma la sua presenza nel cinema si è imposta in ogni singolo, brevissimo ruolo da lui “abitato”. La potenza granitica di un protagonista celata sotto le fattezze silenti e discrete del caratterista. Questo era Robert Duvall. Figura obliqua e calma in quel di Hollywood fin dagli anni ’60 (l’esordio ne “Il buio oltre la siepe” è ancora oggi toccante e inaspettato), presenza fondamentale nel cinema seminale degli anni ’70 (“THX”, “Il padrino”, “Quinto potere” solo per citare alcuni titoli). Un professionista della recitazione in “levare”, di quelli che, senza bisogno di istrionismi o di declamazioni in Do maggiore, tipiche dei colleghi più celebrati, riusciva a catturare l’attenzione con la naturalezza dei “semitoni”. Quasi un gigante piccolo capace, dagli angoli di qualsiasi set, di oscurare il “titano” di turno (Pacino, Brando, De Niro). Il più iconico e memorabile fra i suoi personaggi resterà probabilmente anche il più teatrale, smisurato e “larger than life”: quel tenente colonnello Kilgore che in “Apocalypse Now” inala napalm sulle note di Wagner e va in cerca dell’onda perfetta appena dopo aver raso al suolo un villaggio. Curioso che la follia lucida di Kilgore, che ai tempi del film di Coppola poteva essere quantomeno stigmatizzata sulla scia della condanna (unanime) dell’aggressione USA in Vietnam, oggi torni tristemente di moda, come ideale rappresentazione plastica di quello stesso narcisismo militare “tossico” che credevamo archiviato. Gli scenari cambiano, le guerre pure, il priapismo militare è aumentato mentre la moralità a stelle e strisce è rimasta uguale (cioè non esiste). Un tempo però ci consolavamo con attori come Duvall e la musica di sottofondo era quella della Valkyria e non quell’orribile Macarena…

Testo e disegno di Andrea Lupo

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