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Omaggio a Robert Duvall in “Apocalypse Now”

L’Oscar come miglior attore lo vinse solo una volta nella sua carriera (per “Tender Mercies- Un tenero ringraziamento”), ma la sua presenza nel cinema si è imposta in ogni singolo, brevissimo ruolo da lui “abitato”. La potenza granitica di un protagonista celata sotto le fattezze silenti e discrete del caratterista. Questo era Robert Duvall. Figura obliqua e calma in quel di Hollywood fin dagli anni ’60 (l’esordio ne “Il buio oltre la siepe” è ancora oggi toccante e inaspettato), presenza fondamentale nel cinema seminale degli anni ’70 (“THX”, “Il padrino”, “Quinto potere” solo per citare alcuni titoli)...

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Au Revoir, B.B….

Brigitte Bardot è stata un paradosso nella storia del cinema e del costume. Consacrata negli anni ’60 come simbolo di libertà e sensualità (grazie a Roger Vadim e Jean-Luc Godard), sdoganò il bikini e diede vita allo “scollo alla Bardot”, ridefinendo la femminilità attraverso la sfida (estetica) lanciata alle convenzioni morali e sessuali degli anni ’60. Eppure non era una femminista, si è sempre professata ultracattolica (pur avendo desiderato fortemente l’aborto per il suo unico figlio), e da tempo aveva sposato l’estremismo politico identitario, andando incontro anche ad accuse di razzismo...

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Auguri al mitico Dick Van Dyke !

Gli splendidi, coloratissimi 100 anni di DICK VAN DYKE sono un dono per il cinema. Un dono gentile, luminoso, contagioso, proprio come il suo sorriso imbrattato di fuliggine nel mitico “Mary Poppins“.

Dick (o Bert se preferite) è nato solo due anni dopo la Walt Disney ma è forse già più simbolo lui che il classico castello del logo. Tanti Cam-caminì,, caro spazzacamino! Con te anche altri 100 anni…

Disegno di Andrea Lupo

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La Dee…Diane!

 “La dee da, La dee da…”A chi conosce bene il capolavoro di Woody Allen bastano queste tre parole “nonsense” per evocare subito Annie Hall, l’iconico personaggio che ha reso (giustamente) DIANE KEATON l’attrice immortale che tutti noi piangiamo. L’adorabile Annie, nervosa e impacciata durante il primo incontro con Alvy Singer, le usa per mascherare l’imbarazzo e riempire il silenzio dell’approccio con “qualcosa”. E quel qualcosa, nella sua eccentrica musicalità, non diventa solo una battuta storica ma si fa subito stile, essenza, sineddoche perfetta di un personaggio e di una nuova, inaspettata femminilità. Una rivoluzione femminista al ritmo di tre sillabe che porta su schermo un altro modo di essere donna: libera, gioiosamente svagata, disarmante.

E autentica...

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Addio, nobile e fiera Angelica…

La sequenza in cui Angelica Sedara fa il suo ingresso al ballo ne “Il Gattopardo” di Luchino Visconti non fu la prima apparizione al cinema di Claudia Cardinale ma di certo ne rappresentò il momento più emblematico. All’interno di un un quadro storico che sembra prendere vita, la Cardinale incarnò con grazia e magnetismo tutta la bellezza prorompente e l’ambizione sociale di una Sicilia in mutazione (e al tempo stesso inesorabilmente immobile). Le epoche cambiano, il futuro avanza e il potere si sposta, ma quel fascino, fiero, sensuale e consapevole, resta.

Se l’ ingresso al ballo rimane una delle scene più memorabili del cinema italiano non lo dobbiamo soltanto al talento visivo di Luchino Visconti, capace di cesellare con perfezionismo pittorico ogni singolo dettaglio (perf...

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Omaggio a Robert Redford, mitico Sundance Kid…

Mezzo secolo di cinema americano attraversato con fascino, grinta, invidiabile capacità produttiva e un forte spirito democratico. Bello Robert Redford lo era nel senso vero del termine e non solo per quelle caratteristiche che lo rendevano un irresistibile uomo da “copertina”. Attore e cineasta completo e complesso (l’Oscar lo sfiorò come protagonista per “La stangata” ma lo vinse come regista per il bellissimo “Gente Comune“, seminale psicodramma su tutte le incomunicabilità familiari di ieri e oggi), una grande coscienza sociale e civile (non impegni patinati ma vere cause a sostegno di ambiente e diritti civili) e la fondazione, in pieno deserto dello Utah, di quell’oasi del cinema indipendente che era il Sundance Institute (da cui l’omonimo Sundance Film Festival), laboratorio cre...

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Omaggio a Lea Massari, l’eleganza italiana nel cinema europeo

Omaggio “tardivo” alla magnifica LEA MASSARI. Attrice magnetica e anticonvenzionale, incantò con Michelangelo Antonioni ne L’avventura e commosse con Dino Risi in Una vita difficile. Sguardo felino e voce calda e roca, ha dato vita e anima a donne complesse, fragili e forti al tempo stesso. Dalla Roma degli anni ’50 ai set francesi (musa di Louis Malle e protagonista del potente e controverso Soffio al cuore) ha scelto ruoli audaci e profondi, senza mai inseguire la fama. Nastri d’Argento (due) e David di Donatello (uno) ne hanno incoronato la bravura ma è stata l’intera sua carriera a lasciare un segno nel cinema d’autore. Un’icona discreta, intensa, irripetibile che è impossibile non omaggiare.

Ciao Lea

Testo e disegno di Andrea Lupo 

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Omaggio a PIPPO BAUDO

Pippo Baudo e il cinema? In pochi lo sanno ma fra gli anni ’60 e ’70, il volto più amato della TV italiana ha fatto le sue incursioni sul grande schermo con film musicali, commedie leggere e apparizioni curiose. Da Zum Zum Zum nº 2 a W le donne, Baudo ha portato (anche) in sala il suo stile da intrattenitore, tra canzonette, gag e atmosfere da varietà del sabato sera. Nessuna, nemmeno breve, apparizione nel cinema d’autore s’intende, ma una falcata lunga quanto le sue gambe (qualcuno lo chiamava “Pennellone” ricordate?) ed una presenza affettuosa in dimenticabili (e dimenticate) pellicole che però, oggi, profumano di costume perduto e nostalgia (nel folle L’esercito più pazzo del mondo lo ritroviamo persino in un contesto demenziale anni ’80, lontanissimo dai suoi eleganti ed ab...

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GENE HACKMAN, il lato duro, ambiguo e derisorio del miglior cinema americano

La tragica (e ancora avvolta nel giallo) dipartita di GENE HACKMAN, della sua consorte Betsy Arakawa e del cane che viveva con loro, non dovrebbe offuscare il ricordo di quello che è stato un gigante del cinema americano. Perchè Hackman (Eugene Allen per la precisione) non ha “semplicemente” regalato ad Hollywood memorabili personaggi tutti d’un pezzo, ma ha prestato il volto a figure ambigue, caratteri lacerati dal dubbio etico (“La conversazione” su tutti) e villains sorprendentemente accattivanti. Si voleva bene a Gene Hackman, sia quando si è fatto implacabile “braccio violento della legge” che quando ha dato voce al lato più spregevole (“Senza via di scampo”, “Potere Assoluto”) o manipolatorio (“La giuria”) delle istituzioni americane.

Di interpretazioni memorabili è stata piena ...

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Omaggio a GENA ROWLANDS

Non potrei mai avere una faccia impassibile. Chiunque mi guardi può dire esattamente cosa sto pensando

Gena Rowlands

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