La Dee…Diane!

 “La dee da, La dee da…”A chi conosce bene il capolavoro di Woody Allen bastano queste tre parole “nonsense” per evocare subito Annie Hall, l’iconico personaggio che ha reso (giustamente) DIANE KEATON l’attrice immortale che tutti noi piangiamo. L’adorabile Annie, nervosa e impacciata durante il primo incontro con Alvy Singer, le usa per mascherare l’imbarazzo e riempire il silenzio dell’approccio con “qualcosa”. E quel qualcosa, nella sua eccentrica musicalità, non diventa solo una battuta storica ma si fa subito stile, essenza, sineddoche perfetta di un personaggio e di una nuova, inaspettata femminilità. Una rivoluzione femminista al ritmo di tre sillabe che porta su schermo un altro modo di essere donna: libera, gioiosamente svagata, disarmante.

E autentica. Innegabilmente autentica.

La dee da…

Diane Keaton, in realtà, non ha mai veramente interpretato Annie. Lei “era” Annie Hall, esattamente come Annie “era” Diane Keaton. Un raro e aggraziato palindromo umano che dal cinema proseguiva ancora nella vita e dalla vita poi curvava nuovamente verso lo schermo. E’ più triste e silenzioso il mondo del cinema quando a congedarsi dalle scene è una personalità anticonformista come quella della Keaton. Ma il suo spirito vive ancora dentro quella donna spontanea, un po’ goffa e (molto) ironica, che proclamava la sua unicità sotto un cappello nero a tesa larga e la cravatta a pois, e senza il minimo bisogno di urlarla in giro. Alla Keaton è bastato appena un “La dee da” per dire al mondo “Sono come sono, eccomi qui!”. Una rivoluzione guidata col sorriso.

Testo e disegno di Andrea Lupo

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>