DOLLY PARTON se n’è andata ieri, lasciando un’eredità luminosa almeno quanto le sue parrucche biondo platino. Svampita come da copione ma strategica ed imprenditoriale come poche: non cedette mai i diritti delle sue 3000 canzoni, neppure a Re Elvis quando le propose di interpretare la celeberrima “I will always love you”.
Eccentrica, autoironica, fintamente ed esageratamente cotonata e, soprattutto, fiera di esserlo ( “Ci vogliono un sacco di soldi per sembrare così economica!”). Una caricatura insomma, acuta, procace e cinguettante. Ma il cinguettio country e melodioso della sua voce era di quelli che non si dimenticano.
Atomica e bionda insieme, era capace di neutralizzare i pregiudizi, “disinnescando” i maschietti troppo impegnati a fissarle il petto con battute al fulmicotone (un film simbolo da recuperare: “Dalle 9 alle cinque orario continuato”).
Un fiore d’acciaio che non si è mai schierato politicamente da una parte ma che sapeva stare comunque dalla parte giusta (era antirazzista, icona LGBT, finanziò vaccini e promosse campagne di alfabetizzazione minorile). A proposito del Black Lives Matter nel 2020 ebbe modo di rilasciare una delle sue (rare) dichiarazioni politiche: “Certo che le vite dei neri contano. Pensate davvero che i nostri piccoli sederi bianchi siano gli unici a contare?” Ecco, in un’America sconquassata come quella di oggi se la sua leggerezza fosse andata al potere avremmo avuto probabilmente un vero presidente…
Ciao Dolly!

Testo e disegno di Andrea Lupo



























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