Se esiste un genere chiamato “parodia dei generi” lo dobbiamo a un padre unico: quel Melvin James Kaminsky nato a Brooklin ben 100 anni fa.
MEL BROOKS per tutti.
Quello che i generi non li ha semplicemente imitati o scimmiottati, ma li ha smantellati fin dentro il midollo, fino alla radice ultima dei clichè, ricostruendoli in forme nuove, proverbiali e pop. E in quelle parodie ha messo veramente di tutto, esasperando le citazioni dai modelli originali (come nel suo capolavoro “Frankenstein Junior”), abbattendo di continuo la quarta parete, osando fare una satira (anche becera) su religione, razzismo, potere che a Hollywood oggi sarebbe pressochè impossibile. Ma l’impegno di Mel Brooks (fra i pochi EGOT della storia) è andato oltre parodia e comicità, e, complice la sensibilità della moglie Anne Bancroft, si è spinto anche verso la produzione. E’ alla sua Brooksfilm che dobbiamo infatti titoli come “La mosca” di Cronenberg, ma, soprattutto, è stato lui a intuire il talento visionario di un giovane David Lynch rendendo realtà quel capolavoro che è “The Elephant Man”.
Della new Hollywood aveva praticamente capito tutto. E anche se George Lucas lo adorava, quando gli diede il permesso di parodiare Star Wars con il suo “Spaceballs”, gli impose il vincolo ferreo di non vendere merchandising (per paura che si confondesse con quello ufficiale). Brooks obbedì all’impegno a modo suo, e così nel film il saggio maestro Yogurt (parodia di Yoda), per ripicca butta giù tutto il merchandise “impossibile” che non gli era stato permesso: dalle magliette ai bambolotti, dai cereali ai lanciafiamme fino, ovviamente, alla carta igienica. Unico. Irresistibile.
Il 28 Giugno Mel Brooks ha compiuto un secolo tondo e tra i suoi piani,oltre alle candeline, c’è quello di tornare in un cameo nel sequel annunciato di Spaceballs. Ovviamente ancora una volta nei panni del saggio, onnipotente e magnifico Yogurt.
Lui sì che può dirla forte: “Si può fareeee!!”

Testo e disegno di Andrea Lupo



























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