Il volto di Jane Goodall non è, ovviamente, quello di una star cinematografica.
Celebrarla su questa pagina tuttavia è quasi un obbligo non soltanto perchè la sua storia è stata raccontata in numerosi documentari e film tra i quali il pionieristico “Miss Goodall and the Wild Chimpanzees” (1963, si può trovare su YouTube), e il più recente “Jane”, che esplora il suo lavoro e il legame con le altre grandi primatologhe come Birutė Galdikas e Dian Fossey, ma soprattutto perchè la celebre etologa ed antropologa britannica, è stata la scienziata che più di ogni altra è riuscita a rivoluzionare il modo di osservare il regno animale, restituendo ai cani (i primi da lei studiati ed osservati) ma soprattutto agli scimpanzé una dignità sociale e culturale del tutto inedita. Nell’universo di Jane Goodall la conoscenza scientifica, basata sull’osservazione paziente di ogni comportamento animale, si intreccia con il rispetto e l’empatia che l’uomo, cioè quell’animale che si è sempre “reputato” razionale e gerarchicamente sovraordinato a tutti gli altri, dovrebbe responsabilmente a tutte le forme di vita. Della scienziata Dian Fossey il cinema si è ricordato in passato attraverso il celebre “Gorilla nella nebbia” (1988) con una straordinaria Sigourney Weaver nel ruolo della primatologa che pagò con la vita (fu barbaramente uccisa dai bracconieri) il suo impegno nella protezione dei gorilla di montagna in Ruanda. Sarebbe bello che il cinema dedicasse anche alla Goodall un biopic sincero, realistico ed accorato attraverso il quale onorarne la figura e perpetuarne il ricordo. Perchè la sua voce si è spenta a 91 anni in modo più dolce di quello riservato alla Fossey, e il suo messaggio, pregno di passione, speranza e responsabilità ambientale, è di quelli che il cinema dovrebbe raccontare ad ogni generazione futura. Perchè la scienza può essere impegno e cambiamento che il cinema può trasformare in lezione e poesia.
Testo e disegno di Andrea Lupo




























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