La verità sotto il mascara: addio a TIM CURRY

L’ entrata in scena di Frank‑N‑Furter non è semplicemente uno dei momenti più memorabili ed iconici di “Rocky Horror Picture Show” ma molto di più. E’ il rito di trasfigurazione di un immaginario cinematografico.

Un’ apparizione quasi fiabesca (il mantello è quello della Grimilde disneyana) che sterza prepotentemente sul gotico prima di trasformarsi, su battito di tacchi sfavillanti come canini, in una detonazione queer. Travolgente, indimenticabile.

Era il 1975 quando teatro, rock, fantascienza e cabaret si trovarono a convegno nel medesimo castello per scrivere quel dirompente manifesto musicale e sessuale che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema. Siglato dal suo Re-Regina Frank e “controfirmato” dai fluidi corporei di una creatura aitante e camp, quel manifesto è diventato archetipo di un’identità che attraverso la scena (ossia il PALCO), si riappropria della sua libertà prima di trasformarsi in VERITA’.

La voce profonda e vellutata di TIM CURRY (che questo ruolo ha consacrato all’immortalità su celluloide) quel messaggio lo insinua subito nella coppia imbambolata Brad & Janet e da loro fino a noi, e da allora fino ad oggi. Chi, dopotutto, meglio di uno “Sweet Transvenstite” può permettersi di viaggiare “attraverso” i corpi e il tempo, per portare in trionfo quel ” sogno di sè” che rischierebbe, se non espresso, di restare solo “sognato”?

DON’T DREAM IT, BE IT...” perchè questo insegnano il cinema, il palco, i sogni e Fay Wray, la bella di “King Kong”, di cui Frank-N-Furter brama cantando quel “corpo delicato avvolto nel raso” (“that delicate, satin-draped frame”)…

Ma il sogno di Frank non è semplicemente un invito alla trasgressione, alla libertà o alla fluidità esibite, ma è molto più vicino all’essenza di ognuno di noi. Dopotutto se puoi “travestirti” puoi essere qualsiasi cosa.

Ed ESSERE SE STESSI non è forse il gesto più anticonformista che esista?

Testo e disegno di Andrea Lupo

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